Il miracolo in balcone

    Prendete una cuoca per passione – architetto urbanista per formazione – un po’ contadina e un po’ ecologista – come me e non c’è poi da stupirsi che il gran parlare che si fa ultimamente di orti urbani mi entusiasmi.

In molte città – Torino non esclusa ma anche ad Alba, a Settimo o a Orbassano, giusto per limitarmi a menzionare alcune realtà della mia regione – si inizia finalmente a pianificare un uso nuovo (antico?) delle aree pubbliche, in particolare di quelle pertineneti a siti più o meno dismessi e in corso di riqualificazione. Va da sé che non ce lo siamo inventati noi, è una scuola di pensiero che viene da Oltralpe e che riconosce alla coltivazione di un piccolo appezzamento in ambito urbano valori tanto sociali e culturali quanto ecologici. La ‘santificazione’ della tendenza da noi è forse arrivata con il supporto di Italia Nostra che ha lanciato un progetto nazionale in collaborazione con ANCI e Coldiretti. Sul web trovate parecchi siti, sia legati ad iniziative locali che non, da cui potete attingere tutte le informazioni. Ne menziono giusto un paio: Terranauta e Paesaggio IX per informazioni generali e il bellissimo Casa del Cibo se avete la fortuna di essere a Roma.

PARCO BLU MILANO – un’area verde abbandonata, situata tra il carcere minorile Beccaria e il parco dei Fontanili. Nel parco, che si estende su una superficie di 6000 metri quadrati, verranno realizzati 60 orti urbani, di 55 metri quadri ciascuno. Gli orti saranno attrezzati con casette di legno per il deposito degli attrezzi da giardinaggio.

Vivessi in città cosa farei? Mi piace pensare che non mi farei sommergere dalla pigrizia e che, armata di zappetta, mi presenterei a qualunque sia quell’ufficio o quell’associazione che organizza questi luoghi. Di fatto è risaputo che sono una privilegiata e vivendo in campagna posso permettermi di coltivare l’orto di casa. Però voglio lo stesso lanciare un messaggio: basta un balcone!

Si, un bel balcone con la giusta esposizione e magari un muro scaldato dal sole ed è subito miracolo.

Li vedete quei pomodorini che ho messo in bella vista sopra? Un’immagine che sembra quasi un’ossimoro: pomodorini appena raccolti (oggi 12 novembre!) immersi in un’atmosfera assolutamente autunnale. Eppure sono veri e sono i figli di 4 piante coltivate in vaso che mi stanno regalando ancora e ancora una valanga di frutti da giugno ad oggi. I segreti sono pochi. Come ho detto prima un balcone ben esposto, per ogni due piante un vascone all’incirca 70×40, e qualche piantino di una buona varietà produttiva acquistata al mercato o in un garden centre ben fornito. Io giuro e spergiuro su un ibrido F1 conosciuto con il nome di Piccadilly dal gusto dolcissimo.

Magari non tutti gli anni riuscirete a raccogliere ancora pomodori a novembre (ma chissà? Non ci sono più le stagioni di una volta ;)) ma sicuramente avrete di che cucinare splendidi sughi per tutta l’estate. Quattro piante a casa nostra bastano e stra-avanzano, tanto da consentirmi ogni anno di mettere in dispensa per l’inverno qualche decina di vasetti di pomodorini pelati. E giusto per chiudere vi spiego come faccio:

Pomodorini (non)pelati per l’inverno.

  • Portate ad ebollizione una capace pentola d’acqua piena per poco più della metà. Quando l’acqua bolle versateci dentro i pomodorini ben lavati. Lasciate sobbollire per un paio di minuti e vedrete che la pelle inizierà a spaccarsi.
  • Scolate e inserite i pomodorini, ben pressati in barattoli da conserva sterilizzati (io uso il metodo del forno: metto i barattoli appena lavati nel forno spento, accendo a 110° e calcolo 10 minuti da quando il forno ha raggiunto la temperatura).
  • Chiudete e fate pastorizzare i vasetti in un pentolone d’acqua che porterete ad ebollizione e lascerete bollire per venti minuti. Spegnete e lasciate raffreddare l’acqua prima di togliere i vasetti e riporli in luogo fresco e buio.
  • Quando vorrete usarli, scolate l’acqua in eccesso che si è formata e, se volete, togliete la buccia che si sfilerà facilmente con le dita.

Sughi fantastici, identici a quelli cucinati d’estate, garantiti tutto l’anno.

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